Category Archives: i libri che SCRIVO

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Storia di una famiglia

Sono una di loro

Una narrazione che ha inizio ai tempi di Garibaldi, passando per la bonifica dell’Agro-Pontino fino ai giorni nostri: cosa hanno in comune i personaggi? Sono tutti Montanari. Un cognome, un’assonanza, una stirpe. Il racconto fa inoltre rivivere molti sillogismi dialettali della terra d’origine, Ferrara, ed è nella forza dell’idioma che si cela l’autenticità della storia.  Il dialetto non sempre è sinonimo di ignoranza o povertà ma diventa, nella sua accezione, la ricerca di come veniva intesa la vita prima; di quali valori avevano una stretta di mano, la puntualità oppure offrire un piatto di minestra. Camminando affiancati tra la modernità e ciò che è già stato, si assiste ad una partenza, per quella Terra Promessa, in cerca di fortuna e pane. Attraverso la storia dei coloni che hanno abbandonato le loro terre, si ripercorre l’edificazione di quell’opera immane che gli uomini e le donne insieme hanno permesso, in così pochi anni.

Nella storia di ogni famiglia, così come in quella dei Montanari, c’è un qualcosa che da sempre si tramanda di padre in figlio, vita dopo vita, e che finalmente – ad un certo punto – colma e sazia, ristora e disseta, illude ed eleva: il dono.

<< La domanda viene ufficialmente accolta e quel timbro pone fine alle titubanze. In una penombra che trasuda presagio, un po’ come fosse quell’ultima cena, riuniti attorno al tavolo della spaziosa e modesta cucina, il papà Luigi, senza nemmeno toccare la mezza patata che ha nel piatto, prega: Alora, ragazit, sa fegna? A n’aven gnént da magnàr, però avèn al brazz fòrtj. Nu a seŋ onesti, con dal curagg e dla vója ad far: andègna tutt’i assiém a star a Roma?

(Trd. dal dialetto: “Allora, ragazzi miei, che si fa? Non abbiamo da mangiare, però abbiamo le braccia forti e siamo onesti, coraggiosi e con la voglia di fare: andiamo tutti insieme a vivere nei pressi di Roma?)

Stazione di Ferrara, dicembre 1933: papà Luigi, mamma Argia assieme ai figli Giovanni, Vittorio, Pasquino, Nevio e Gina. La solenne fanfara rimbomba nello stomaco vuoto di ognuno di loro e le note di quella banda che dovrebbe galvanizzare in realtà fanno scendere le ultime lacrime fino a bagnare la terra che stanno per lasciare. >>

 

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L’innocenza degli alberi

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poi scrivimi, sarò felice di parlare con te della bambina che sei stata, o bambino,  del Tuo vivaio e, soprattutto, della Tua innocenza !

 

cover

Viaggiare, riflettere sul senso della nostra esistenza.
Protagonisti gli alberi.
Per attingere forza, eleganza, coraggio e distacco.
Per osservare la paura, il dolore, il senso di colpa e renderli inoffensivi,
perfino alleati.

“Nessuna mi ha più saccheggiata: l’innocenza possono rubartela sola una volta
nella vita. Questo c’è nel mio vivaio, sull’amicizia.”

“Aveva custodito ogni mio pensiero in quel cassetto, mentre il dono che lui
ha fatto a me lo indosso ogni giorno: è la sua mancanza”

L’innocenza degli alberi è un viaggio che passa attraverso l’amicizia,
l’amore, il dolore  fino a giungere al cospetto di Sua Maestà: La Salute.

Dove se ne va il dolore, tra un attacco e un altro?
E l’amicizia dove naviga, sopra o sotto l’amore? Protagonisti gli alberi
che ci osservano senza giudicare. Da sempre.

Durante ogni presentazione, le performance di Daniela Montanari
condurranno gli astanti all’interno del libro e di loro stessi.

 

 

 


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Prima che ci incontrassimo

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prima che ci incontrassimo

La donna velata che attraversa i tempi dell’adesso e dell’incredibile, che si introduce furtivamente in un ieri moderno e  in un domani incerto, è una donna che voi non conoscete ancora. Lei abita lontano da qui e contemporaneamente vicino, perciò è QUI. Ma anche LA’.

Perchè noi sapevamo viaggiare avanti e indietro nel tempo quando eravamo tutte amebe senza età e stregate dalla luna.


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Mutamenti

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  Bellezza e verità se non coincidono perdono, ognuna, il proprio valore. Oggi mi sento molto complicata: è come se fosse l’ultimo giorno di qualcosa, ed il primo di qualcos’altro. Non sarò più solo in un modo, ma sarò in un altro. Soltanto che è un mondo che io non conosco, e forse, dico forse, sono spaventata. Di non essere all’altezza, di non sapere cosa fare e cosa dire. D’altro canto però, amare è un sentire e non un sapere. E qui finiscono tutte le teorie. Quindi eccoci qui, la libertà. Poter dire và bene, non và bene, no, si, padre, madre. Un figlio. Poter ballare per le strade, piangere, fumare, viaggiare. Leggere quello che ti và. Libertà. Ti ho fatto un cenno se volevi bere dell’acqua, o un caffè, o se volevi uscire un po’. E’ stato il mio modo timido per farti sapere che vorrei entrare io lì dentro ed essere d’aiuto. Vorrei prendervi in braccio, cullarvi.. In diversi mi hanno detto “ci ameremo per sempre”. A te io credo.   Acquistalo ora!


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Donne senza fede

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omissis:

Esistono uomini di fede, che la fede la portano al dito ma non ne hanno.

Altri che la portano appesa alla catenina, poggiata rozzamente sul petto, sotto la camicia aperta.

Altri ancora che hanno la fede ma non pregano.

pregano ma non hanno anelli al dito.

uomini che se la tolgono quando escono di casa.

che la sfoggiano perché suscita interesse.

Uomini che non la indossano ma che amano soltanto una volta nella loro vita.

E uomini che non si sposano, che non pregano, ma che hanno una fede infinita.

 


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Parole di fuoco

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L’emotività, regno che ospita la poesia, è a due passi dall’anima: si raggiunge anche a piedi.
La poesia è aristocratica, in punta di piedi passa accanto a taluni e si volta, distrattamente, se sente un rumore:
il rumore del vento, il suono di un bimbo che ride, l’odore che si sprigiona da due amanti che ridono. Io ci sto attenta, ci sto… e la vedo la poesia, la sento la sento, la trattengo impunemente e poi la libero come fosse la colomba che porta la pace.

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Fate dei Figli – la magia della vita

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Tutti i bambini ricevono alla loro nascita una fatina che li protegge e li accompagna nella crescita. Vegliando costantemente su di loro, cercano di spiegare loro quelle cose della vita che agli occhi di un bambino, e non solo, risultano incomprensibili: i comportamenti dei genitori, le difficoltà dell’essere madri e padri, ma anche figli e figlie, fratelli e sorelle. La semplicità delle domande poste dai bambini spingono a una riflessione che troppo spesso rimandiamo, distratti dal lavoro, dagli impegni, e ci mettono davanti al bambino che ciascuno di noi è stato. Attraverso spiegazioni semplici come favole i bambini imparano a capire o semplicemente a vivere nello strano mondo in cui sono capitati. Questo libro nasce dall’aver conosciuto tante donne che non riescono ad avere bambini. Sono tutte donne meravigliose, speciali, meritevoli d’essere madri ma che la natura non accontenta. Sono donne forti che si impegnano ogni giorno per rimanere aggrappate e non cadere “nel buco”. Questo testo è soprattutto dedicato a loro, non madri, ma senza dubbio figlie.


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Anime di diamante

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Fratelli nati da relazioni diverse, le stesse paure, gli stessi sogni, lo stesso padre.
Vivono in città diverse e lontane, piangono, crescono e diventano adulti. Ognuno, più o meno casualmente, in seguito a percorsi di cresciuta (terapie di gruppo, corsi sul respiro, eccetera) scopre di essere alla ricerca degli stessi abbracci perduti.
Si ritroveranno, con le loro famiglie, alla tavolata di Natale. Come regalo molti diamanti, ed un libro pieno di… pietre preziose…


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E..infine l’arcobaleno

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e-infine-l-arcobaleno

“E infine… l’arcobaleno” rappresenta un insieme multiforme di racconti – o per meglio dire – storie di vita, più o meno brevi, la cui finalità è raccontare il senso della mancanza: sia esso provocato da un dolore, un amore, una graffiante solitudine, l’incomprensibile senso delle cose, una straziante voglia di vivere o parole non dette. La scrittura, semplice e diretta, arriva al cuore del lettore permettendogli di condividere esperienze e sentimenti talmente profondi da lasciarlo senza fiato. Ma saranno, infine, le stesse parole ad indicargli la strada per ritrovare la speranza.