“Occhi Rossi” – poesie di Andrea Donaera

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“Sa, mi manca / il nostro darci del tu, signorina, / dottoressa – come un morto mi manca.”

Donaera ci mostra la Signorina attraverso pur poche parole, la vediamo mentre “La ciocca: le spacca la fronte in due”, la vediamo soprattutto mentre non guarda lui. Non più. E’ una donna, in effetti, o una Terra (la sua terra, il Salento) colei che lo allontana, dopo che lo ha toccato: “delle dita sulle tempie, dell’unghia sul dente, del palmo sul fondo.”
Un giovane poeta, giovane di composizione, che fa sentire al lettore quello scirocco che soffia sugli scogli, che con la sua prepotente timidezza grida le parole, ulula mentre aspetta. Attende una guerra, lei, qualcuno che lo tocchi, anche uno strofinaccio va bene. L’autore non va alla ricerca, ad ogni costo, di parole che evadano dalle solite tre rime di cuore sole e amore, tuttavia le pone sulla carta improvvise e originali nel mostrarci banalità: “Mi resta solo alitare sul vetro e disegnarti”. Cerca e saluta invano il suo amico partito per sempre – lui stesso bambino? – mentre lei gli pulsa nelle tempie e in ogni sospiro. Lei, ovunque e sempre, la causa di quegli occhi rossi. << E’ bello dirti: “Ti amo” di nascosto, […] dai tuoi prestigiosi “Cos’hai detto?”>>.
Dentro, oltre, in, forse il nostro poeta non si piace, non fino in fondo, non come vorrebbe o dovrebbe; ma l’età per imparare ad accettare le sfumature giungerà, e dopo che tutte queste sue parole avranno umettato quaderni e libri, molto probabilmente non ci racconterà delle sue mancanze come il peggior nemico di sempre, ma piuttosto come alleate.
Qualche citazione illustrata da Luca D’Elia lascia depositare la polvere di queste parole strette, forti, che una volta entrate nel lettore si espandono per trovare un posto, per sedersi. E ci restano, perché Andrea ci piace, si fa volere bene, e pur se confrontato a quei Poeti Maledetti, forse il suo “Occhi rossi” rende omaggio degnamente alla poesia didascalica. Donaera, nel frammentare momenti e circostanze tenta, in effetti, di comporre un continuum, in uno spazio-tempo non troppo definito ma nemmeno imperituro, riuscendo a strappare qua e là sorrisi, obbligati quasi, come quando da bambini si strappano ciuffi d’erba di nascosto, pur di riempirsi le mani di qualcosa che per qualche istante, non rimane che nostro. Proprio come queste parole.
Arricchisce la raccolta l’introduzione di Davide Rondoni che, naturalmente, è una lectio brevis sulla poesia, sullo scrivere, sull’autore e sul vivere: “Le nascite a volte sono nelle crepe”.

Written by Daniela Montanari

 

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