La mia intervista al poeta Gianfranco Corona

Gianfranco Corona è nato a Codigoro(FE). Svolge attività letteraria di poeta e scrive dall’età di 13 anni; vive attualmente a Bologna.

Gianfranco si muove concretamente attraverso ogni singola manifestazione che riguardi la poesia, è coinvolgente, appassionato, sincero, presente. E’ un amico discreto, socievole, dall’animo puro. In una sola parola, è un poeta

 

Nelle poesie di Gianfranco Corona, la luce morbida dell’immaginazione e delle intime aspirazioni illumina molti angoli che teniamo troppo spesso celati nell’ombra degli affanni quotidiani; luce morbida che non ferisce gli occhi e non violenta i contorni delle cose ma piuttosto insegna e induce un mondo diverso di guardare

Ringrazio anzitempo il poeta Gianfranco Corona che si è rivelato un amico oltremodo, poiché nel rispondere alle domande, ci ha fatto dono di sue liriche dilungandosi per meglio rendere i suoi poetici concetti: “Ti cercherò con astuzia in vari travestimenti, solo le guerre senza fine oscurano il tempo.

 

D.M.: Gianfranco, la tua “fabbrica”, odiata e amata, fonte d’ispirazione primaria dalla quale fuggire e alla quale tornare ogni giorno per vederti oggi affermato, da chi è stata deposta? Cosa o chi, oggi, ti fa lottare, combattere, amare e sussurrare parole?

Gianfranco Corona: “Ti cercherò con astuzia in vari travestimenti, solo le guerre senza fine oscurano il tempo”. La fabbrica è stata reintegrata, perché è stata la mia fonte, il mio punto di osservazione e di lettura della realtà e strumento per scrivere ciò che dovevo – origine e destinazione di discorso che ancora non ha  conclusione.

La poesia mi fa vincere molte battaglie, mi ha fatto credere nella mia parola, anche se quell’incespicare, a volte mi condiziona, mi frena; ma il fiume in piena dei versi abbatte molti muri e molte di quelle riserve che mi sono creato. “Viaggiamo nel vuoto di una città/ fingendo una partenza /un linguaggio originale nell’essere poeti..”  Occuparsi di poesia è, ancora oggi, come muoversi in un labirinto, giacché purtroppo pochi leggono o sono opportunamente stimolati a farlo; molti di coloro che scrivono non hanno curiosità per altri e ognuno rimane isolato nel proprio mondo. Importanti, forse essenziali, sono pertanto le iniziative cui partecipo in varie parti delle città, che possono far riconoscere all’espressione poetica il ruolo che ha, quello di essere un faro che illumina il cammino del pensiero e accompagna l’anima verso questa, e altre, albe dolcemente attese.

 
D.M.: Quando ci parli di Scardinamento Individuale, quali ti figuri come guide che, vorresti, ci  riportassero entro “i cardini”?

Gianfranco Corona: Abbiamo bisogno di una determinazione forte, di credere nelle nostre possibilità. La poesia ha un ruolo di grande importanza, riesce a far risvegliare e srotolare i nostri pensieri negativi e trasformarli da una forza individuale a una forza comune. Daisaku Ikeda è un grande scrittore, poeta educatore, ma soprattutto leader religioso buddista, che scrive: “Forse un tempo eravamo tutti poeti”. Lo spirito poetico è sinonimo di spirito pacifico, di integrità, di umanità nel senso più profondo. Una società senza poesia è una società dal cuore inaridito, senza speranza e vuota. Coltivare lo spirito poetico nella nostra vita significa nutrire di speranza il futuro della terra. Lo spirito poetico fa parte di ogni impresa umana e permette di percepire con l’intuito, l’intimo legame che unisce il singolo essere umano a tutti gli altri all’intero universo. Poeta è  colui che da voce a questa realtà interiore: tutti dobbiamo essere poeti, per salvare il mondo.

 

D.M.: Colpisce molto quando dici “Ora che non lavoro più in fabbrica ho tempo di leggere e leggermi”. Che cosa hai maggiormente compreso nel tuo rileggerti, di Gianfranco-Uomo e di Gianfranco-Poeta?

Gianfranco Corona: La poesia è un’arma importante, risveglia e rinforza il potere profondo della nostra anima. Come uomo ho saputo trasformare le incertezze della mia memoria personale, con un impeto, che ho indirizzato con forza verso la rivalutazione del mio cammino. E qui, il poeta Gianfranco mi ha aiutato, come un’alchimista, a trasformare il piombo in oro, ed è proprio per questo che ogni giorno cerco di infondere  calore e anima nei miei versi, che vanno a liberarsi… “affinché, allo scoccare del mattino, vi si possano infrangere, inaspettati, grovigli di sole.”

 

D.M.: Tre domande cui rispondere a bruciapelo:  “Fabbrica” o “Eva”?

Gianfranco Corona: Sono ferite aperte, entrambe, che hanno fatto crescere l’energia del mio cuore. La fabbrica l’ho lasciata, ma è ancora lo stimolo che mi permette di andare avanti con una forza reale più profonda. Eva, uno sfregio al nostro essere uomini, ma è anche il risorgimento e la voce fragorosa che riesce a ricollegare una ferita a un fulmine di libertà.

 

D.M.: “Dolore” o “Fuga”?

Gianfranco Corona: Come  in uno specchio, rivedo sullo sfondo le emozioni di un’adolescenza sofferta e malinconica. I sogni e gli ideali di un mutamento sociale, di fase e coesione dell’arte contro l’opportunismo e la formalità del reale, che ha caratterizzato l’impegno della mia gioventù. Ho parlato delle sofferenze senza scivolare nell’autocelebrazione del dolore. Poi con una partecipazione attiva (performance anni ’80) ho voluto trasmettere un messaggio di pluralismo estetico che passava attraverso la sollecitazione di tutti i sensi. Ero ottimista e battagliero. In seguito, con la maturità, l’espressione artistica divenne via di fuga, isolamento, recupero di memoria incorrotta altrove rispetto al male di vivere. Sono di questo tempo i vari echi della memoria: “D’intrighi ed allegria”, “Girasoli infiniti”, “Attraverso un nitido vetro”, con una consapevolezza sempre più forte e accesa “appartengo ai tuoi occhi alla libertà della notte, guardo, attraverso un nitido vetro lontano e c’è ancora mare aperto…”.

 

D.M.: Codigoro o Bologna?

Gianfranco Corona: “È un vagabondare continuo lungo la memoria, è ancora lontano l’inverno ma la voce del fiume riapre battendo l’aria…”. Codigoro, questa voce del fiume che prepotentemente apre ai miei ricordi, di un’adolescenza spezzata, di odori, sapori, amori; poi i primi incerti passi di una rinascita in una grande città: Bologna . “Quando il vocio si incrina frugando nelle reminiscenze espressive / la fuggevole giovinezza qua e là si perde [..] Un luogo che ormai mi appartiene, mi ha fatto crescere, nell’umiltà, tra sofferenza e gioia, credendo nella mia esistenza, tra trappole di giudizio, sostenendo i miei ideali”. Per arricchire gli altri di quel poco o tanto che ho. Non togliendomi mai lo sguardo dall’orizzonte, per riprendermi ogni tanto la linfa dal mio paese di nascita, Codigoro.

 

D.M.: Cosa non può tralasciare oggi, nel 2014, un Portavoce, chi trasmette il messaggio che arriva direttamente all’anima, un poeta?

Gianfranco Corona: “Non mi volterò indietro quell’ardente richiamo/ che cresce dentro è uno scricchiolio di stelle all’orizzonte…“. Ho bisogno di sentire la mia completezza di uomo e di poeta, per giungere al cuore delle persone, le più diverse, o le più attente, e ritrovarsi uniti con un profondo impulso, come il motore del tempo che va oltre l’orizzonte, usando saggezza e determinazione, per una nuova solidarietà.

 

D.M.: Quando hai avuto tra le mani “Il risveglio dell’alba” cosa hai dimenticato di dire?

Gianfranco Corona: Quando ho avuto la mia raccolta tra le mani, ero contento, non ho avuto delle dimenticanze; anche perché, tre anni prima avevo organizzato una serata dal titolo: “Il libro che non c’è… il risveglio dell’alba”. “È quell’incespicare che influenza le illusioni… addomestico il mio risveglio incerto come una musica lontana che apre quel cieco sguardo custodito nella sua vanità…”. Avevo organizzato quella lettura per riuscire a trovare una casa editrice onesta, per la pubblicazione del mio libro. Perché allora, come oggi, ci sono case editrici che ti offrono a prezzi esosi la pubblicazione, ma poi il tuo libro anziché giungere alla sua naturale destinazione, cioè  allo scaffale della libreria, a disposizione del lettore, è portato al macero senza essere pubblicizzato e distribuito. La distribuzione è pianificata secondo regole che rispondono, prima di tutto, alle esigenze del massimo profitto, quasi mai in sintonia con la valorizzazione del talento e di un certo tipo di espressione culturale.

 

D.M.: Qual è la poesia che rileggi più spesso tra le tue?

Gianfranco Corona: La poesia che rileggo più spesso è “Fuori stagione”, ed è anche la poesia che mi ha fatto vincere il 3° premio al concorso Ambiart a Milano. Ecco  la Motivazionedella Giuria: “La pioggia battente crea un clima di raccoglimento che favorisce le riflessioni profonde sull’esistenza: la mente si smarrisce e si confonde con il rumore della vita natura, vola nel vento, leggera come gocce di pioggia”. “Fuori stagione” da forza al silenzio per superare le superbie della vita, e per ricominciare nonostante tutto come “questo brivido che sale […] oltre l’incantesimo del giorno”.

 

D.M.: E tra quelle del tuo poeta preferito? 

Gianfranco Corona: I poeti lavorano di notte/ quando il tempo non urge su di loro,/ quando tace il rumore della folla/ e termina il linciaggio delle ore./ I poeti lavorano nel buio/ come falchi notturni od usignoli/ dal dolcissimo canto/ e temono di offendere Iddio./ Ma i poeti, nel loro silenzio/ fanno ben più rumore/ di una dorata cupola di stelle.” (“I poeti lavorano di notte” da “Destinati a morire”) di Alda Merini

Questa poesia di Alda Merini la sento molto. Dipinge il ruolo del poeta con una forza attenta e determinata,  agisce nella notte “quando il silenzio incarna il rumore di una dorata cupola di stelle”. Nel mio libro “Il risveglio dell’alba” ho dedicato una poesia ad  Alda Merini dal titolo “Il canto di Alda”.

 

D.M.: Quando altre persone ti leggono ad alta voce, ti piace o nessuno ti legge come hai pensato tu, scrivendo?

Gianfranco Corona: Devo dire che le mie poesie le ho fatte leggere sempre ad altri, perché il mio piccolo-grande difetto  di pronuncia – la balbuzie – mi impediva, per un fatto emotivo, di leggerle in pubblico; ma in questi ultimi due anni mi sono sfidato. Dopo aver partecipato a un corso di Psicodizione  della Professoressa Chiara Comastri, ho scoperto la mia vera voce, e da quel giorno le mie poesie le leggo io; ed ho capito che il pubblico preferisce la mia, di carica emotiva. Ritornando al passato, devo comunque dire grazie a chi mi leggeva e anche se a volte non ero soddisfatto completamente del risultato, so che tutti i miei dicitori hanno cercato di riprodurre al meglio le mie sensazioni e le mie emozioni, emozionando ed emozionandomi.

 

D.M.: Un sentito ringraziamento a Gianfranco Corona per le parole di cui ci ha fatto dono,  e sincera ammirazione al fratello Sauro. Sauro Corona si occupa della realizzazione di tutti i video attraverso i quali possiamo ascoltare direttamente e restarne in compagnia – in qualunque momento, sul web – di un poeta che ha davvero molto da dirci. Gianfranco, prima di salutarci, hai parole in serbo per noi, qualcosa di nuovo che sta per vedere la luce?

Gianfranco Corona: “Ho condiviso/ quel fragile sapore d’innocenza,/ da lontano,/ si addormentavano le mie verità,/ avvolte nel rapido viaggio ritrovato./ Per caso,/ a riscoprire radici,/ guadagnando il tempo,/ e quel germoglio preferito,/ era confidenziale,/ di fronte ad un timido cuore,/ che sobbalzava/ di stranezze./ Quando verrà la mia primavera,/ riguarderò  l’ombra/ del mio viso,/ con curiosità/ a ricucire le giornate./ Preferisco la chiarezza delle parole,/ ululanti in questi paesaggi/ transitori,/ a lievitare/ l’immaginazione,/ ognuno con i suoi  gesti ritrovati,/ agguantati,/ ad identificare sogni,/ nella certezza/ di un miracolo.” – “Viaggio ritrovato”

Ho voluto chiudere con una delle nuove poesie che ho scritto: “Viaggio ritrovato”. Mai come in questo momento, la nostra società ha bisogno di ritrovarsi, percorrendo un viaggio già conosciuto, e ora dobbiamo diffondere la nostra eredità interiore, senza pregiudizi. Non bisogna ricadere in discorsi provocatori o amorfi, ma andare avanti con consapevolezza e sincerità: “Ognuno con i suoi  gesti ritrovati, agguantati, a identificare sogni, nella certezza di un miracolo”.  Io ci credo, provate a crederci anche voi!

 

 Written by Daniela Montanari

(Leggi l’articolo anche su http://oubliettemagazine.com )

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