Io prima di te

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Io prima di te

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Louisa vive all’ombra del Castello di Stortford, in Inghilterra. Le piace contare i passi che distanziano la fermata dell’autobus a casa: l’ha sempre fatto, è un meccanismo automatico. Pur di sentirsi utile alla sua famiglia, o meglio indispensabile, è disposta ad accettare un lavoro difficile: tenere compagnia a Will,  tetraplegico a causa di un incidente, scontroso, solitario e pungente oltremodo. È una ragazza che si adatta molto facilmente, e anche se questa volta è difficile riuscire a sorridere come le verrebbe spontaneo, tenta ugualmente di sconfiggere quella parete che li tiene lontani: da una parte Lou, una ragazza che potrebbe chiedere al mondo qualsiasi cosa per le potenzialità che spiccano in lei; dall’altra Will che delle proprie potenzialità aveva riempito la vita e ora non pretende altro che farla finita. Le spetta un compito astruso, non solo di fargli da dama di compagnia e preparargli un buon tè, e Lou si sente prontissima, ma poi no, ma poi sì, poi non lo sa. Certo, visto da vicino, con un bel taglio di capelli e rasato di fresco Will è un bel ragazzo, Lou non se lo confessa ma quell’odore di pulito sul collo mentre gli si avvicina per aiutarlo a bere dalla cannuccia la inebria…
Certamente un libro rosa, un libro per donne, un libro d’amore; quello che non lo rende stereotipo è l’attendibilità non solo dei due protagonisti e della loro relazione straordinaria (proprio intesa come fuori dall’ordinario) ma di tutti i personaggi che ambientano la storia. È molto semplice immaginare il film di loro che si atteggiano, sbottano o si prendono cura in qualche modo gli uni degli altri. All’improvviso, nel silenzio dei pensieri che si attorcigliano per dondolare la trama che via via si avviluppa come a un traliccio, sfugge ladra una risata. Più avanti un’altra, e prima e dopo qualche volta il deglutire aiuta a continuare la lettura senza  per questo vedersi un dibattimento sull’eutanasia, ragione già per altro discussa oltremisura. Lo stile narrativo sale e scende senza la pretesa di condurre in meandri per pochi eletti; quasi nessuna pausa e le digressioni restano piuttosto ancorate al centro della storia. Quando, chiuso il libro, si continua a pensare ai personaggi col loro nome, e perdura il cercare Will o Nathan, o Treen piuttosto che Patrick – il bel fidanzato di Lou  – che continua a sentirsi più innamorato del  suo migliore tempo sulla prossima corsa, l’autrice può sentirsi davvero appagata per come ha indovinato nomi, temperamenti e il tema su cui ha scelto di incentrare questa toccante storia d’amore. Non posso far altro che ricordarmi quanto sia vera la massima:  “Vite sola non trema”.

 

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