A chi vuoi bene

A chi vuoi bene

Non sempre la neve fa pensare al candore, alla purezza. In questa domenica mattina il cadavere di Brian, marito modello, padre esemplare, giace sul pavimento della loro casa, al centro del loro giardino. In tutta questa perfezione cosa è accaduto? La moglie – d’ora in poi soltanto la vedova Leoni – è in stato di shock. Sì, perché al rientro dal suo turno di notte Tessa, poliziotta, ritrova solo il  corpo esanime di Brian, mentre Sophie, la sua bambina, la sua salvezza, la sua unica ragione di vita, in casa non c’è. Dove si è nascosta? Qualcuno l’ha rapita? Perché? Si mobilitano più squadre di sbirri di più distretti, e il sergente D.D. Warren. È bella e pungente,  meticolosa ma distratta da improvvisi conati di nausea: non sa ancora se è perché dorme troppo poco, o perché lavorare allo stesso caso con Bobby, suo ex, la faccia sentire più vulnerabile o addirittura, proprio nel bel mezzo di questa operazione in cui deve ritrovare e salvare una bambina scomparsa, non sarà in dolce attesa lei stessa? Francamente, a D.D. non convince per niente la deposizione di Tessa. Il fatto che siano entrambe poliziotte non le aiuta a considerarsi unite, piuttosto prende forma una sorta di competizione che sposta quasi l’obiettivo: per la Warren diventa a tratti più importante trovare il capo d’accusa per smascherare finalmente l’agente Leoni, oltre che per l’omicidio di suo marito, anche per la scomparsa della loro bambina…

I nuovi guru della felicità insegnano che possiamo dire “Amo te” ma mai chiedere “E tu, mi vuoi bene?”. In amore non si mendica. Quando si legge, più e più volte nel libro, “A chi vuoi bene” pronunciato dai personaggi che dopo brevi pagine distingui già con volti, abiti e modi di camminare, è come se si sentissero note stridenti che sbattono di qua e di là. Come gessi sterili che graffiano una lavagna senza diventar frasi. A tratti si prendono le parti di Tessa Leoni, a tratti di D.D.Warren ma, in effetti, non si desidera che diventino amiche: la loro dualità fa sentire il lettore con una parte cattiva che emerge, alternata alla buona che avanza, e di nuovo su e giù, buoni e cattivi, notte e giorno, peccato e perdono. La follia dell’agente Leoni avrà o no avuto il sopravvento sulla sparizione della figlia Sophie? È pazza, ha già ucciso anche in passato, non le fa paura nulla. Viene spontanea la richiesta “Fate pace suvvia, trovate Sophie!”. I bambini li vorremmo sempre fuori dal gioco d’azzardo, dal riciclaggio, dalla gelosia, dalla follia degli adulti. Ci piace lasciarli incontaminati su quei parchi mentre pedalano in discesa, con la loro bambola di pezza che sbuca dalla tasca.

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