Io che non so dirti addio

L’addio è una forma di saluto utilizzato per congedarsi definitivamente e anche un’esclamazione per esprimere il dispiacere, il disappunto o il rammarico per la perdita di qualcosa. E io non posso nè l’uno nè l’altro. Non posso farlo.

La Lucciola

Ti ho conosciuta quando avevo diciassette anni, in quell’età in cui tutto è concesso, in cui sogni possibili e sogni non possibili coesistono alternati come il teso e il genuflesso. Un amore a prima vista, un sentimento che ha definito in me il passaggio da ragazza a donna.

La mia prima pubblicazione è in tuo onore, a te, per te. Non trovavo il coraggio, non mi decidevo ad ammettere forse che amo scrivere, che amavo te, che non lo so. Mi sto solo chiedendo a cosa e se ne sia valsa la pena ora, che non è più possibile pensare a te come a qualcosa di mio. Cosa ne farò di tutte quelle copie lì, nel mobile, di quei libri che parlano di te, a te?

Ho riletto in fretta e furia “Illusioni” di Richard Bach alla ricerca di quell’insegnamento, com’è che diceva? “Mai ti si concede un desiderio senza che inoltre ti sia concesso il potere di farlo avverare”.

E cioè come? Il mio desiderio era averti mia, e darti in dono a lui. Fare da tramite, essere il trait d’union tra passato e futuro: tra il tuo passato e il mio futuro. Raccontare a chi verrà dopo “qui un tempo.. eccetera eccetera”. D’improvviso oggi, giorno dell’Epifania, cioè che dovrebbe esser giorno della manifestazione, dell’apparizione, ebbene sei scomparsa per sempre dai miei sogni: ti hanno venduta!

Ho imprecato, ma non so bene rivolta a chi o a cosa, mi sono sentita delusa. Da me stessa, sicuramente, per non essere stata capace – non ho avuto la possibilità – di girare quel cartello su cui appariva scritto Vendesi, e battere come a un’asta io il miglior prezzo. Sbeng !! Mia !!

Non so perdonare, non so dimenticare, e non so nemmeno dirti addio, resto muta.

Campanella in ferro battuto, battuto anche dal tempo

Sei solo una piccola casa di montagna, con la campanella in ferro battuto (“in ferro battuto, battuto anche dal tempo” tratto da  Lucciole e poesie e dal racconto La Lucciola);

di un paesino di montagna come tanti, affacciata ad una valle come ce ne sono mille.

E all’improvviso un tremito mi obbliga ad ascoltare, spodesta i miei pensieri, lui fa sempre così: è il Capobranco – che fa la sua apparizione in quasi tutti i miei libri – anche questa sera mi soccorre.

“Sii libera. E per essere libera non puoi trattenere il risentimento. Tua non sarebbe stata quella casa, né un’altra ma il senso che rappresenta per te. E quello nessuno –  nessuno bada bene – te lo potrà mai portare via, né in questa vita né in un’altra. << Il peccato originale consiste nel limitare l’Essere. Non lo commettere >>. Continua a sognare, senza tuttavia trasformare i sogni in tormenti, sii felice quando pensi a lei, se ti ha dato tanto non puoi che sorriderle, mandarle i tuoi pensieri migliori, inondarla di amore. Amore, amore, amore.. E riempirla di grazie, scusa, ti amo, mi dispiace, il resto lo sai.”

E così questa giornata che doveva essere di festa, termina con il mio Capobranco e la mia Lucciola, i miei capisaldi. Non potrete mai essere miei, miei soltanto, ma ho compreso che io però, posso essere vostra. In quanto a te, amato figlio, scusa se non sono riuscita a regalartela, ti dicevo quando eri piccolo che ti avrei comprato il mondo ma ora che siamo entrambi adulti, non mi vergogno a dirti che anche se a quel tempo lo credevo possibile, ora so che non lo è, e la parte di mondo che potevo e posso regalarti te le dono costantemente. E così sempre sarà..

io e il Capobranco

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