L’amore è tutto: è tutto ciò che so dell’amore

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L’amore è tutto: è tutto ciò che so dell’amore

La storia con Jacques è iniziata forse nel peggiore dei modi, eppure lei si è lasciata afferrare per mano: per andare dove? Fuori, a fare un giro, “perché la vita passa”. L’amore arriva senza avvisare, l’amore arriva quando non lo cerchi più, l’amore arriva anche se non vuoi, anche se hai già un altro, anche se niente, nessuno è perfetto. Non esistono persone da amare e altre da non amare, ma soltanto mille e mille storie che aspettano di essere raccontate. Capire che abbiamo un vuoto, imparare ad accettarlo e ad accettare soprattutto che laddove noi abbiamo il nostro vuoto nessun altro può colmarlo. Si chiama “vuoto d’amore”: qualcosa o qualcuno ci ha ferito profondamente lasciandoci monchi, e con quel  nostro inconsistente spazio dobbiamo trovare un nuovo equilibrio. Siamo esseri imperfetti, sbagliati e così anche le relazioni che viviamo sono sempre imperfette. E con l’amore c’entrano poco o nulla. “Si ama quella ferita che lui o lei portano dentro”…
Michela Marzano è una filosofa che non sempre ci semplifica la vita: gli interrogativi che pone a se stessa restano impigliati tra i pensieri come capelli crespi nel pettine. Se l’amore c’è e rimane per tutta la vita, poi il rapporto perché finisce? In realtà se le domande restano senza risposta evidenziano soltanto qualche nostra lacuna, e se facciamo come lei, se impariamo a dirci carenti, difettosi, insufficienti, sarà molto probabile che un qualche Jacques, una qualche Jacqueline arrivino nelle nostre vite facendoci dire che L’amore è tutto. Nel mettere a nudo la sua vita è palpabile quanto amore la Marzano metta nella paura; proprio raccontando la certezza temendo che svanisca, per divenire disorientamento. Talvolta le frasi sono ripetute più e più volte nel susseguirsi dei concetti, e trovo questa norma molto informale autentica e per questo molto credibile. La immagino mentre solleva il viso per guardare sopra gli occhiali, poi ancora attraverso, e ho l’impressione che parli – che scriva – solo per me, perché io possa capire, comprendere, fare pace. In questa nuova autobiografia c’è tanto per noi, tanti doni che restano tra le pagine e il naso del lettore, a mezz’aria, prima di scegliere se fare nostre quelle parole, se accettarle (accettando che siamo mancanti).  L’amore, quello vero, non si può conoscere né incontrare, né sognare e nemmeno immaginare se prima non abbiamo scandagliato la nostra anima e imparato ad amare ogni assenza, quel vuoto creato dalle ferite di quando l’amore – da bambini – si dovrebbe ricevere incondizionatamente. Si dovrebbe.  “[..] Finché il mio io bambino non è stato amato io ero a pezzi. Amandomi come si ama un bambino lei mi ha aggiustato” scriveva Ronald D. Laing ne L’io diviso.

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