Il corpo docile

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Il corpo docile

Il terzo compleanno di Milena è un traguardo importante, devastante, iniziatico, retroattivo, che le pulsa addosso, ma niente torta, niente candeline. Milena è macchiata di una colpa dalla quale non si può allontanare, né chiedere perdono a un padreterno supremo: è nata in carcere.

Tra i carcerati c’è un codice d’onore severo, e tra le carcerate donne si accentua laddove la mamma che partorisce in carcere è lì per aver difeso, oltremodo, il suo amore, la sua vita e quella che continua. Se una donna ha tentato un omicidio in seguito a minacce ricevute dal padre della creatura, è praticamente in pole position. I valori in galera sono forti, l’amicizia è pelle a pelle, così come la cattiveria è sconfinata. Oggi Milena è adulta, ventenne, ma il suo è un marchio a fuoco, un tatuaggio sul viso. Il suo peccato, che per altro non ha commesso – nascere in carcere – la fa sobbalzare ad ogni temporale, e non la sa più far ridere a crepapelle, un regalo che la vita si è presa assieme al resto. C’è per fortuna un giorno alla settimana in cui è felice, in cui lei stessa soccorre a sua volta, durante il quale Marlon le regala sorrisi e abbracci, tutti per lei. Talvolta sono insieme tutti e tre: Milena, Marlon e pure Eugenio. Il corpo docile  è un libro piuttosto granitico,  saldo,  e i personaggi uniti dal carcere e da Rosella Postorino hanno un volto, si vedono attraverso le pagine, si riescono ad immaginare, l’odore di muffa e di sigaretta spenta arriva alle narici del lettore.

Viene da chiedersi se il titolo sia una domanda: “Il corpo è docile? – o piuttosto un’asserzione. Il nuovo lavoro della Postorino, righe fitte che parlano di Milena, dei bambini nati in carcere, della colpa, dell’indulto. Tutti noi coinvolti nella non ancora risolta questione della dignità in cella (si, qualcuno sputa sentenze: Quale dignità,  se sei in galera sei un delinquente) ……

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