La grande bellezza

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La grande bellezza

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Un Paolo Sorrentino egregiamente maturato alla regia, che da sola vale la trama. Cosa è “La Grande Bellezza”? E’ un film, è Roma negli angoli appartati meno noti e più pittoreschi, è un modo di vivere, è una fotografia lenta e per questo impressionante. Un folle fermo-immagine di una società annientata dall’insignificante godimento del presente istantaneo. Un dissennato fotogramma di persone sciolte per far parte del liquame della collettività: un dramma.

Non per la trama in sè, che vivrebbe con le sole musiche e anche senza  i dialoghi, ma per quello che si è evidentemente costretti a domandarsi frequentemente in quei centocinquanta minuti: La Grande Bellezza, sarebbe?

Sarebbe un inno al cinema “di una volta” , sarebbe la vita, sarebbe lo scorrere del tempo stesso mentre ci si interroga. La Grande Bellezza è invecchiare. Perchè chi non arriva a conoscerne quegli anni, quegli odori e quei vestiti, si è purtroppo dovuto fermare prima, dinnanzi alla dipartita dall’Altrui decisa.

Toni Servillo credibile tanto da venir confuso con Gep; protagonista e attore da confondersi l’uno nell’altro con quella voluta di fumo persistente che riempie la camera di magia, sfocandola con arte. Primi piani che da soli reggono il severo occhio della macchina da presa, quasi sicuramente uno dei ruoli meglio riusciti di Servillo. la_grande_bellezza

Il cast è composto di numerosi attrici e attori famosi e  tutti se la giocano piuttosto bene la partita. In quegli attimi di incertezze nei quali la recitazione perde sia di tono che di intensità sono più propensa a credere si tratti di una scelta di regia, come se Sorrentino (in quei momenti, rari ma presenti) volesse disegnare caricature stonanti più che i personaggi.

Pensando a La Grande Bellezza viene naturale domandarsi se davvero noi siamo così, la nostra società ridotta all’estremo capitanata perennemente da due Miss inanimate: finta giovinezza ed eterna apparenza. L’anima poi invecchia, non risponde alle iniezioni di botox, quel mentitore che soccorre l’ego frastagliato, arricchito, e che lo deruba senza dignità: l’alito vitale che fa di noi esseri vivi non ha maschere nè sottintende all’esteriorità, ci cammina al fianco tutta la vita ma solo quando noi siamo incorrotti possiamo respirarlo.

Ed aggiungo infine con gioia una nota mia personale, molto dopo ai titoli di coda e alle immagini che disegnano Roma veramente come città eterna: La Grande Bellezza è aver goduto appieno di due ore e mezza di silenzio e rispetto di coloro che erano seduti accanto e attorno a noi, in quei cinema moderni dove si proiettano film veloci o film in 3D ma chi guarda di solito dimentica a casa un’altra grande bellezza: il rispetto.


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