Il Rivoluzionario

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Il Rivoluzionario

Il_rivoluzionario

di Valerio Varesi

Oscar e Italina, i due maggiori protagonisti, ci raccontano la loro storia, che è la nostra storia, un pretesto per vedere attraverso i loro occhi cosa ha trasformato una non-rivoluzione in un conservatorismo banale. In quegli anni, nei quali Oscar andava in sezione (non tutti possono comprendere cosa significhi, pazienza!) e poi in comune al fianco del sindaco, e poi tra i vertici dell’allora partito comunista, io non esistevo. Non avevo compiuto nemmeno un balzo informe nei liquidi sacri delle creste iliache: non ero, punto. Ma so, sapevo (mi hanno raccontato) ho saputo, qualcuno mi ha riferito che sono stati anni bellissimi, la guerra era finita, le lotte col  <<    Sciur padrun da li béli braghi bianchi fora li palanchi fora li palanchi >> erano state surclassate e iniziava il rispetto per il lavoratore, si respirava voglia di rinascita.. Tutto vero, ma manca quel pezzo che ci lascia intravedere il romanzo (certo, è un romanzo, è una storia enfatizzata) di Varesi: il grande assenteista. In pochi, tra coloro che erano adulti nel primo dopoguerra, albergava un Rivoluzionario; nella restante maggioranza viveva il pressapochista. E senza la libera insurrezione, prima dell’anima e poi del corpo, non si può trovare la pace. Anche alle persone che si rivolgono allo specialista, che vanno “in analisi” perchè si sentono in crisi viene loro spiegato di cercare la rabbia, di darle voce, accettarla per poi vederla finalmente svanire nel cammino accanto al proprio. Accorgersi, Accettare, Progredire.

Dove siamo finiti invece?

Italina in quegli anni è affascinata dall’operato di Padre Marella, ne ascolta i sermoni, li trasmigra a casa attorno a quella tavola rossa, un rosso comunista; e Oscar non può far altro che ascoltare, ascoltarla: è innegabile che i preti , in quella Bologna di fantasia, un Don Olinto in particolare, fossero davvero attenti ai bisogni degli ultimi, dei poveri, dei lavoratori umiliati. “E’ più utile alla causa degli ultimi don Olinto o Rangoni che se ne sta tutto il giorno a discutere di politica [..] gira in macchina e mangia nei ristoranti?”. Io non c’ero nella Bologna dei catto-comunisti, ma la trovo purtroppo innegabilmente simile, sia pure meno peggio, della Bologna di oggi, del 2013.

Accade anche dell’altro ai due coniugi, militanti, ex-partigiani. Capitano altri aneddoti, intrecciati mirabilmente tra loro, ma a me rimbomba una domanda senza musica in sottofondo: e se ci fosse stata quella Rivoluzione?

Mi serve per immaginare un mondo migliore, più pulito, senza acredine di confine. Mi serve, mi ci aggrappo e resto appesa lungamente fino a tardi. E’ buio quando mi sveglio, e digito convulsamente in internet: niente.

E’ confermato, non era un sogno, non s’è fatta davvero, purtroppo, nessuna Rivoluzione..

 


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