Non voglio il silenzio

 

Il romanzo delle stragi
Patrick Fogli Ferruccio Pinotti

 

Nemmeno un mese fa percorrevo l’autostrada Trapani-Palermo e alla vista dei cartelli di prossimità Capaci ho iniziato a respirare corto, con il sange alle tempie che pulsava più veloce e fuori tempo: note stonate basse poi acute. I cippi commemorativi eretti a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta. Si, perchè è vero che non è un attentato ma un pluri-attentato, ce ne dimentichiamo a volte: una strage nei confronti di tutto quanto il Paese e la nostra democrazia.

In questo romanzo a quattro mani si intersecano con ritmo due fili conduttori importanti: il bisogno di raccontare, la capacità di raccontare bene. Dove, io credo, il saper raccontare bene non è  e non deve essere basato sulla risonanza di ideologie comuni – chi scrive e chi legge – quanto piuttosto dagli abiti ben indossati di personaggi che sviscerano scomode verità (più o meno nascoste).

Un incidente nel quale perde la vita una giovane donna; un giornalista vivo per miracolo; un marito che sopravvive perchè non sceglie lui e mozziconi spenti su un terrazzo che nessuno considererà come prove schiaccianti.  Le vite spezzate sono numerosissime e la strage aperta continua a mietere vittime anche oggi, a vent’anni da quel periodo storico. Chi è Solara? L’agenda rossa di Borsellino sarà davvero esistita, e quindi custodita probabilmente nei laboratori sotterranei del Gran Sasso dove giacciono tutti i patti segreti? Chi tra i capi di governo ha avuto l’illuminazione diabolica di istituire Cosa Nostra relegandovi per infiniti decenni colpe, colpevoli, debiti e debitori?

Forse un autore di libri per ragazzini è la persona più adatta a raccontare tutto questo, facendosi male, tanto male a parlare con un padre col quale non ha un buon rapporto, a fargli certe scomode domande, e infine nell’ ospitare nuovamente in sala da pranzo quel vecchio e polveroso scatolone che contiene il suo passato. E in fondo anche il suo futuro o quello del suo Paese, che è anche il nostro.  Questa terra ostica nella quale è ambientato per ragioni spinose il romanzo, è anche una terra magnifica, che è impossibile non amare. Un caro amico che la abita mi insegna che Nuddu si pigghia si ‘un si assimigghia (Trd: le persone si scelgono perchè si somigliano). 

Se noi pensiamo di essere diversi, migliori; se vogliamo la verità, e cioè la libertà, non abbiamo altra scelta che unirci al coro:
“Non voglio il silenzio”

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