La puntualità del destino

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La puntualità del destino

Patrick Fogli

Il disegno in copertina protegge, svela, distrae, conferma. C’è un padre affettuoso, che è anche marito tradito; una moglie infedele che forse non è una buona madre. Poi c’è un ricercatore, scientifico  se vogliamo, che non sarà mai un ex poliziotto (già conosciuto tra gli esordi di Patrick Fogli, in “Lentamente prima di morire” e poi, cioè prima, nel prequel “Fragile”) poichè per sua natura è guardingo, acuto, perfido, e con un’ assennatezza  fuori dall’ordinario;  viene scomodato quindi, sia pure non ufficialmente, proprio lui: Gabriele Riccardi. Ha un compito ingrato, ancora più di altre volte perchè qui si tratta di Alessia: una ragazzina che gioca a pallavolo. O dovremmo dire giocava?

Alessia ha soltanto quattordici anni e se ne sono perdute le tracce dopo l’allenamento, dopo la pizza con le compagne di squadra, dopo quel segreto che non era neanche la prima volta che si manteneva tra lei e la mamma.  Dopo che il torrente ha minaccio di straripare lì, sotto il ponte dove si passa quando si va o si torna da Bologna. Dopo una breve scossa di terremoto. Che per quella borgata sugli appennini ha creato macerie umane, scosse poi distrutte dalla scomparsa di Alessia. E’ solo una bambina, cosa può esserle accaduto, chi può sapere cosa?  Il terremoto mediatico pianta telecamere davanti alla sua abitazione, sulla piazza di San Sebastiano degli Appennini, dove abitanti, giornalisti e qualcuno che non ha nulla da perdere consumano le giornate a monitorare cosa accade.

La prima freccia viene lanciata al colpevole più comodo, un ragazzo immigrato di seconda generazione. Molto facile in effetti prendere un extra-comunitario ribelle, belloccio, con uno stuolo di ragazzine al seguito. E non solo ragazzine pare. Ma Riccardi impiega pochissimo, si è già fatto un’idea e affonda  il primo colpo basso da tutt’altra parte. Perchè quando spariscono minorenni i colpevoli sono molto spesso vicini, molto vicini alla famiglia.     Alessia ha un’amica, Giovanna, che l’ha vista per ultima la sera della scomparsa. Forse sa qualcosa che non ha il coraggio di rivelare, vuole troppo bene alla sua amica, è addirittura gelosa. Crolla soltanto dopo diversi giorni, piange e si confida: è gelosa di Sally.

Sally è più grande di loro, non è più una ragazzina. Lei sa già come si ammiccano i ragazzi grandi, Sally sì che è forte! E Alessia stravede per Sally, ma solo lei la conosce, nessun’altra delle loro compagne di squadra o di scuola.

Lo stomaco inizia a stringersi ed il respiro accelera: qualcuno con un distorsore vocale accenna ad un ricatto, anche se di denaro non si può parlare in quanto la famiglia ha tutti i beni congelati. E’ solo una ragazzina, e Irene non è una madre irresponsabile che tradisce il marito, almeno non solo: è una donna che svolge una professione difficile,  che vuole ancora sentirsi dire che è bella, ha voglia di sentirti viva tra le funi spezzate che tenta di ricongiungere da troppo tempo e che vuole più di ogni altra cosa ritrovare la figlia Alessia. Pietro non è soltanto invischiato in losche partite di denaro riversato in conti esteri, non è soltanto o non più, un marito incattivito che incolpa la moglie, ma è il papà di Alessia, la vuole subito, la andrebbe a prendere anche dall’altro capo del mondo se sapesse da dove partire. E partirebbe alla ricerca della figlia proprio con la moglie, sua moglie: ora che la guarda nella penombra si accorge di quanto sia ancora bella. Lo è sempre stata? Cos’è successo a loro come coppia? Rivogliono Alessia, questo è sicuro e forte.

I media non resistono così ad ogni segnale scrivono, sbattono in  prima pagina, inventano, rincarano la dose. Non importa loro chi ci rimette, chi ci guadagna, importano solo i titoli sulla carta stampata e in tv.  D’altronde gli stereotipi sono leccornie di cui siamo tutti ghiotti: siamo sempre pronti a mettere alla gogna chi ha già sbagliato una volta, chi è straniero, chi somiglia a qualcun altro, chi è permissivo.

E’ vero, c’è un’età in cui non si deve è un lusso che in cambio chiede un riscatto troppo alto – essere amici dei propri figli. Il ruolo del genitore è e deve rimanere autorevole, autoritario, genitoriale appunto. Ogni uscita concessa oltre orari stabiliti, o ogni tentativo di far sentire il proprio figlio, la propria figlia, grandi, responsabili, non ci salva – e siamo proprio noi, è successo proprio qui e ci si mette pure la terra a tremare davvero – nè ci salverà mai da lei, ineffabile e beffarda: La Puntualità del destino.

 

 

 


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