Metti una domenica al mare.. d’agosto

La domenica al mare, qui nel nostro mare vicino a casa, è un classico. Due o meglio tre bottiglie di acqua fresca per affrontare il solleone, e a pranzo la classica piadina. Che non è la piadina romagnola, poichè qui si è ancora in Emilia. La piada è più spessa, ed è più piccola. Poi  cosa? Ah si, un lunga passeggiata fino all’oasi protetta, dove poco dopo il fiume Reno sfocia nell’Adriatico. Saranno circa un paio di chilometri per arrivare, salvo una tappa per una nuotata così da spezzare la calura che come l’aureola dei santi ti accerchia la testa: i suoni sono attutiti, si sente forte solo la piccola onda del mare che si infrange continuamente su questa rena grossa, di quelle che restano appiccicose come le critiche.  Ma la parte più bella è quella del mettersi in ascolto. Non tanto o non solo del suono del mare, del ritmato “coccoooo belllooooo”, quanto invece quello di chiudere gli occhi e restare immobili. Ed è in questa dimensione che fai certe grasse risate! Negli ombrelloni vicini, o anche lontani perchè il suono delle voci propaga di sdraio in sdraio fino a decine di file,  puoi sentire bimbi che piangono per capriccio con mamme che vogliono ad ogni costo prendere il sole piuttosto che spiegare l’importanza di non recare disturbo agli altri. Due coppie che fino ad un attimo fa hanno esploso la loro cultura (i due mariti sono medici) si accingono a compilare “la settimana enigmistica”: – Questa che è corta, diciotto orizzontale – Titolo di un romanzo di Baricco  – Chi? –  B a r i c c o o! – E chi è? – Boh!.  Allora quindici verticale “Step generazionale”: GAP! – No, ci sono solo tre lettere -.

Due presumibili fidanzati che stanno rosolando al sole si mettono a discutere per dove andare a cena “diomà l’è un calld!” – mangiamo dai miei che mia mamma ha fatto il roastbeef? – Cus’è al rusbif? i tucìn d’istà ‘n piasan mina!

La moglie del medico di prima incalza il marito ” dai dai, racconta quella barzelletta del treno, no dell’aereo” – e lui “ci sono due pedali che vanno …” Io e mio marito ci guardiamo e diciamo sillabando senza voce “pedali? due pedali di cosa?”. Intanto  la barzelletta è finita, stanno ridendo anche se è stata raccontata malissimo e solo dopo un po’ capiamo che hanno tradotto dal ferrarese direttamente all’italiano “pedal” (vecchio termine col quale rozzamente si additavano gli omosessuali).

L’anziana nella fila davanti, da sola, si mette a parlare con la famigliola appena arrivata. Parla di economia, del fatto che – il governo è tecnico ma se i partiti si mettono per traverso allora è un govero politico, che non è mica recessione questa, lei durante la guerra c’era, quella sì che era povertà. Noi adesso dobbiamo tirare la cinghia, ma quale cinghia? Le autostrade sono intasate, i ristoranti sono pieni, i saldi vengono presi d’assalto, non è questa la miseria; ma poi noi siamo italiani e abbiamo spirito di sopravvivenza, ùùh se ce l’abbiamo, è proprio il nostro punto forte, e ce la caveremo sicuramente.-

Vorremmo un gelato per spezzare il pomeriggio, ma lo spettacolo è sul più bello, non vogliamo perderci il più bello: un gruppo di ragazzine stanno raccontando all’unica amica che non è andata, del sabato sera in disco. “Alla fine, a forza di dai e dai valà che mi ha baciato, l’ho spinto contro il muro – Proprio con la lingua? – aaavè, con tutta la lingua che andava di qua e di là – E dopo? Dopo mi ha detto “vado che sono con gli altri, ti chiamo -. Commenti vari – come eri vestita? che musica c’era? a che ora siete andate a letto – e poi il dubbio finale “Ti chiama? ma gat da ltò numaàr? (trd: “ma gli hai dato il tuo numero?) – Silenzio. Si picchia sulla tempia con la mano e poi dice “mocche, a ira imbariaga” (trd:no, ero ubriaca!).

Ecco, direi che possiamo alzarci e andare a fare un giro. Ma poi perchè si ascoltano gli altri? Me lo sono chiesta, perchè anche io sono rimasta colpita da me stessa, che fondamentalmente non sono e non sono mai stata, un’impicciona. Perchè quando si è giovani donne, e anche noi lo siamo state al mare la domenica come fuga da Alcatraz, si parlava sempre di amanti, di amanti ammogliati che si dedicavano a noi il venerdi sera, però come ci amavano! (Dicevano!). E quando si hanno i figli piccoli si vorrebbe fuggire da loro per sentirsi ancora libere forse, e allora “bambini fate una buca, state buoni, fate un castello che la mamma prende il sole”. E quando si è anziani non si ha voglia di ascoltare nessuno, si vuole dire dire dire dire, dire tutto quello che non si è potuto raccontare quando non si poteva.

Io non ho un amante sposato, mio figlio è già grande, non mi ubriaco in disco e così.. non mi resta che mettermi in ascolto: del mare però. Che al tramonto fa certi discorsi il mare, ti restituisce gli schiamazzi raccolti durante il giorno, è lento, mammamia quant’è lento il mare al tramonto, bisbiglia ed è lento. E poi ti acceca con quel riflesso, e si alza il vento ma dura poco, e tu dici “cosa faccio: resto o vado?” e il mare è lì, lento, ma ascolta i suoi bisbigli, che non sono mai lamenti, e non puoi sbagliare..

4 pensieri riguardo “Metti una domenica al mare.. d’agosto

  1. Mi sembrava di essere li con te a dirti con la faccia seria come quando scherzo di gusto MAAAAAIALL CHE SPIAGIAA
    Ma forse lo avrei solo bisbigliato per non disturbare il silenzio delle onde.
    Brava tatina proprio brava.

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