Cose che nessuno sa

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cose che nessuno sa

Cose che nessuno sa

cose che nessuno sa

Cose che nessuno sa di Alessandro D’Avenia per Mondadori 
Ero a scuola con Margherita e mi annoiavo: come lei. Pensavo ad altro, all’amore, cos’è l’amore? Fa parte delle cose che nessuno sa? Forse si. O no? Mà!  Si resta volentieri in attesa, un po’ come per il sabato del villaggio, quando l’autore divaga e parla dei compagni di classe, o della fidanzata del professore. O mentre i ragazzi si avventurano nei vicoli addentando focaccia e amore, cipolla e desiderio, e labbra unte su cui far scivolare le dita. “Ma chi se ne frega voglio sapere se adesso vanno, se adesso fanno” – in senso buono naturalmente – e immagino che per moltiplicare le pagine e soprattutto per verificare l’attendibilità della storia, la bravura dell’autore, occorra proprio diversificare la trama, rendere quasi paritetici i personaggi e non un solo,una sola protagonista. Perché poi? Non sarebbe lo stesso un libro con cento pagine in meno, in cui mi parla solo di lei, di Margherita, del suo dolore, della sua ricerca? Sarebbe meglio o piuttosto o invece è così che deve essere? Sono cose che nessuno sa. Mi è piaciuta l’epica, una volta si chiamava così la materia scolastica. Come si chiama oggi? Omero è sempre Omero, Itaca pure, ma vogliamo ad ogni costo cambiare il nome alle cose per darci forse la parvenza di averle inventate noi. Possiamo aver inventato noi, per davvero, la ragione per la quale sposati, pettinati, ben vestiti, educati, con figli, ad un certo punto perdiamo la testa per un altro uomo, un’altra donna? Possiamo esserci inventati noi il perdono? Gli abbracci perduti che hanno provocato quella infiammazione dietro la schiena, sulla scapola? Quando leggo mi lascio trasportare dalla trama, sono lì con loro, coi personaggi; a volte sono la nonna, poiché mi sento saggia; altre sono Eleonora, fragile. O il bambino, perché mi piace star da sola a disegnare. Io disegno parole e uso pochi colori, ma alla fine sono sempre disegni di ciò che amo, ciò che non riesco ad amare, ciò che sogno e ciò di cui ho paura. A tratti invece esco dai personaggi e vado all’autore, o autrice, e allora mi chiedo se una persona così giovane/vecchia, bella/elegante/buia (osservando la foto in genere sul risvolto di copertina quando non è sulla quarta di copertina direttamente a tutta pagina) può davvero pensare quel che ha scritto. O se “ha rubato” in giro la tal frase, il tal finale. Cosa intendo per “rubato”? Letto altrove, ascoltato mentre passava dinnanzi a due amanti che si parlavano, o che ne so.  Ci sono cose che nessuno sa, e che, soprattutto, non vengono rivelate mai, accadesse quel che accadesse. Anche io ne ho, e me lo tengo saldamente dentro.                     Per questo .. nessuno le sa..

 


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