2 agosto 1980

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2 agosto 1980

 

E’  il nome di una via che solitamente si trova nelle zone più nuove dei paesi o, al limite, nelle zone artigianali. Buffo leggere talvolta “Via 2 agosto, (virgola) 1980 .

Mentre invece di civico non ha nulla. Il due agosto di trentadue anni fa qualcuno d’accordo con qualcun’altro, di nascosto ad altri, ma intesi con i più, ha appoggiato una valigia contenente un ordigno esplosivo. Un uomo nemmeno trentenne (pare), che oggi forse è un relatore, un formatore, un  benestante, con amicizie influenti, ha valutato pro e contro. E ha pensato “ok, ci sto, cosa ci vuole?” . Coraggio.

Tanto coraggio per avere come ideale qualcosa che si chiama libertà e che invece soccombe al volere dei pochi sul resto della popolazione. La libertà non si sporca le mani con un ordigno posto alle dieci e ventidue senza un senso; per colpire chi non sarà mai più normale, se per normale noi intendiamo persona/sogni/valigia/casa. Impunemente e goffamente poggiati al muro sgretolato restano i segreti, ma pochi ormai, di quell’orologio fermo e sotto un mare di detriti. Detriti non di pietre saltate per aria allo scoppio ma detriti umani: cuori rotti, passati da parte a parte con un punteruolo da calzolaio, cuori avulsi, che non batteranno più a nessun ritmo se non a quello della vuota, insensata, sconclusionata disperazione.

Perchè il 2 agosto 1980 è una data, non una via. E il 1980 non è il numero civico ma è l’anno. Non scoppiò una caldaia nei sotterranei di una stazione centrale per l’Italia, fu una bomba. BUM!

Una bomba, sissignori, dove l’ordigno esplosivo è dipendenza, non libertà. Perchè chi ha obbedito non ha detto basta ad ingiusti soprusi, ma ha mutilato per sempre la nostra e soprattutto la propria integrità morale.

Nei testi di storia non comparirà mai questa vicenda politico-giudiziaria, d’altronde non lo è. E’ scoppiata una bomba, ed è inutile tentare di descrivere la strage del 2 agosto 1980 con termini italiani, corretti. E’ inutile leggere faldoni a Palazzo di Giustizia perchè non occorre sapere i mandanti, gli esecutori, cimici, chi ha fatto trapelare cosa. 

Sappiamo tutti tutto, ma tutti vogliamo indietro quel pezzo di vita che fino a quel giorno si chiamava fine degli anni ’70 e inizio degli anni ’80: si chiamava disco-music, caduta della dittatura fascista in Portogallo, si chiamava Elvis Presley; si chiamava “Enrico Berlinguer lavora  al compromesso storico”, si abbassava l’età considerata maggiore dai 21 ai 18 anni. Ma erano gli stessi anni di San Benedetto Val di Sambro, di Ustica, di Blade Runner e di Guerre Stellari. Erano gli anni dei paninari, degli yuppies e della Milano da bere.

Rivoglio indietro i miei quindici anni.

Erano ancora anni belli, anni in cui potevi transitare dalla stazione centrale di Bologna senza essere obbligato, dalla nostra morale civile e personale, umorale e cerebrale, a pensare al boato: una bomba,  BUM!

 


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